Atti random di superficialità

Quando il mio cellulare è caduto a terra oggi, la superficie del suo schermo si è frantumata. La prima reazione è stata: merda, questa non ci voleva. E, ovviamente, ho prodotto litri di succo gastrico per la stizza. Poi un’immagine: una calotta polare, immensa, ed io che ci cammino sopra. Ho sentito incrinarsi la distesa di ghiaccio sotto i miei piedi, e ho visto le  venature gelide che confluiscono tutte verso un baricentro. Ed è stato subito fisica. Non dico che mi sono calmata, ma ho pensato che il telefono ci avrebbe messo più tempo a rompersi in un mondo senza gravità, se prima non fossi morta io.

Sì, qualche volta sono brava a viaggiare con il pensiero, ad evadere in sella ad un’idea che mi porta per qualche minuto nell'”oltre-qui”. La cosa più ingorda che può sopraffare un essere umano è pensare di avere altre dimensioni a disposizione, quando solo questa gli sta stretta. E’ pensare di poter comunicare con altri linguaggi e di varcare altre soglie, oltre a quella di casa. A forza di tutto questo pensare, uno sopperisce al vuoto ingozzandosi di tg del mezzogiorno e di Martin Scorsese la notte. Uno vive la solitudine che non aveva chiesto, quella che non potrà mai condividere. Dopo le stelle, le supernove. Dopo lo spazio-tempo, i buchi neri. Dopo l’immaginazione, il bisogno di estinguerla. Il prezzo per non soccombere lì dove nessuno ti vede. Per non finire come una demente a parlare da solo con l’altro te nello specchio, divagando tra misticismo e inquinamento atmosferico.

Tutti avranno visto le foto spaziali della Hubble, chi più chi meno sarà rimasto folgorato dal frastuono visivo. Qualcuno saprà come ci si sente ad immergere i piedi nell’acqua gelata e pochi avranno potuto permettersi di farsi un bagno nei laghi scozzesi. Gente che a cena avrà guardato i documentari sugli esopianeti, su orbite neonate e su un’imminente invasione aliena. In parecchi avremmo letto qualcosa di Bradbury e Kafka e visto i Power Rangers da bambini. Siamo rimasti affascinati dagli eroi, e tutti abbiamo giocato a fare la guerra tra dei e demoni, tra ninfe e vodnik. Ci siamo scolpiti dentro i volti di creature diverse, distanti dal nostro senso comune. Abbiamo desiderato di andare oltre l’umanità, poi è bastato sanguinare al primo colpo e ci siamo ricordati chi siamo. Abbiamo sentito tutti che il sole non è fatto per brillare per sempre, che prima o poi, nel futuro post-noi, si spegnerà. Sappiamo cos’è il terrorismo e l’ipnosi, abbiamo mangiato thai e indiano e, nonostante gli ultimi incidenti, alcuni di noi hanno anche smesso di odiarsi. Abbiamo imparato a guardare oltre, anche se nessuno ce ne ha mai dato credito. Anche se qualche volta i più testardi vengono chiamati pazzi. Anche se tutto quel mondo che nasce, cresce e si evolve dentro, quando proviamo a spiegarlo agli altri è solo un cumulo di parole insignificanti, un peso in più da sostenere per chi nemmeno ce l’ha chiesto.

La gente ci chiederà  ‘come stai’ e vorrà sentirsi dire entro un minuto “sto bene, grazie. Tu?”. E cosa rimane di uno scambio di battute tra esseri umani? Tutto, tranne che il lato umano. Vorremmo condividere un caffè insieme, qualche volta sorridere, qualche volta raccontare i nostri problemi, qualche volta semplicemente tenerci compagnia. La nostra mente inizierà a viaggiare non più su unicorni, creature bizzarre, galassie e super-mondi. Quella sarà solo roba cheap per nerd e bambini depressi. Ci piacerà parlare di gossip, di catene di supermercati economici, di jeans all’ultima moda, del ragazzo che ci ha ammiccato al lavoro, della prossima manicure. Ci faremo selfie ancor prima di fare la colazione al mattino, ci faremo problemi sulla tagli 46 e mangeremo carote come conigli affamati. Proveremo dolore per le cose più stupide e manderemo sms agli amici in cerca di conforto. Pian piano cominceremo a perdere semplicemente il senso delle cose. Ci sembrerà di essere pieni di aspettative, al di là del consentito. Smetteremo di farci domande sincere, faremo solo quelle a cui pensiamo di saper rispondere. Ci risparmieremo ogni volta il Bing Bang di interrogativi di cui pensiamo di poter fare a meno. Mentre un altro noi, su un’altra terra, starà trovando un modo di viaggiare alla velocità della luce per venirci a dire che abbiamo fallito miseramente. Moon

 

 

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