Safarnama: il viaggio verso noi stessi

Se guardi indietro cosa pensi sia cambiato, cosa pensi sia rimasto.

No, no, non parlo di qualche anno fa, ancora più indietro. L’infanzia. Come eravamo forti da bambini, un’esplosione di vita, tanta voglia di raccontare ed ascoltare storie, di viverci dentro, di volare sul mondo ed oltre, eravamo più “noi”. Semmai ci guardassimo con gli occhi di quei bambini che siamo stati cosa penseremmo di noi, ora? Nel mio mondo ora, quello né troppo povero né troppo ricco, la generazione giovane aspira ad un futuro fatto di certezze, concreto, pieno di caffè alla mattina prima di andare a lavoro. Un layout stabile e con qualche vacanza da sogno, ma quella non sopravvive nel mondo quotidiano, quella si ricorda quando si è stanchi nella vita di tutti i giorni. Le mete giuste sono quelle intrise di valori persistenti come il desiderio di costruire una famiglia su un terreno solido, quello di esserci quando i figli sperimentano gioie e dolori della vita. Di costruire anche la loro vita, come abbiamo fatto con la nostra.

Vivo in un mondo in cui tutte le mie amiche del passato, con cui sono cresciuta insieme, hanno già i propri ideali sani, hanno già un figlio, vivono una storia d’amore stabile da anni. Ed io, sono vent’anni che vivo un periodo formativo! Ma quando ero solo una bambina, mi sono mai vista così? Più o meno il sogno medio di una bambina dai sei ai dieci anni è quello di avere un matrimonio come Fata Turchina comanda. A meno che non si hanno termini di paragone molto brutti, è questo il sogno. Io ho sempre avuto un inarrestabile desiderio di fuga. Mi piaceva così tanto rompere catene, mi piaceva così tanto credermi un gatto. Ho paura che io stia costruendo da sola le mie catene da cui mi sono schivata da bambina. Ho paura di finire di pensarmi davvero felice con un matrimonio uguale a tutti, con un lavoro che forse non ho desiderato ma che non mi riempie mente e anima.

Oggi, in questo mondo di precariato veniamo messi a dura prova. O pensiamo a sopravvivere, a lavorare senza gusto, o impazziamo e moriamo. Quando eravamo vergini di pensieri costruiti e di idee impiantateci dentro dall’esperienza, allora sì, pensavamo in grande.

Voglio ricongiungermi con la bambina d’un tempo. Voglio continuare a parlare con i piccioni, ad abbinare apposta capi di pigiama diversi, a pulirmi la bocca con la mano invece del tovagliolo, ma che male c’è? Che male c’è a vivere di piccole libertà in una società di costrizioni e responsabilità.Che male c’è a sognare di più. A mettere più colori nelle proprie giornate. Se vivesse di libertà assoluta, non sarei qui a scrivere di me. Viviamo di vita, finché possiamo. adinkra-wordpress

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2 pensieri su “Safarnama: il viaggio verso noi stessi

  1. Sei bravissima a descrivere le tue emozioni. L’uso delle parole, al di là della loro perfetta forma grammaticale, rispecchia l’animo intelligente e ribelle di una bambina che io vedo ancora. Che ha sempre sognato fuori dagli schemi, è vero. Che ha sempre sostenuto con grinta e determinazione le sue idee e la sua visione del mondo. Non avrai mai una meta unica da raggiungere, ti porrai sempre dilemmi esistenziali che accomunano l’umanità e la sua mediocre esistenza. Ciò che siamo e ciò che vogliamo essere non sempre è riconducibile a degli schemi, ma la tua audacia nel “rischiare la conoscenza di te stessa” fa di te una Guerriera. Un pò meno indiana di quanto tu voglia, ma “unica”.

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