Ambika, una voce nonostante tutto

Osava chiamarla “Stella”

quasi a designarla una ‘star’ a tratti graziosa

meravigliosa e spaventosamente disastrosa

era solo una fanciulla che aveva avuto la sfortuna

di vivere in tempi moderni

dove le gomme si attaccano sotto ai tacchi

e non puoi comportarti da diva sul ciglio della strada.

Aveva mosso la minaccia di

scorticarsi quelle belle guance che si ritrovava

a che servivano le espressioni

a quelli interessava solo il corpo senza vita

poteva negargli il sorriso almeno,

almeno.

Viveva di poche speranze

ma a cui si aggrappava spesso

durante i sapori e i sudori

che la cancellavano,

bandiva la coscienza quando poteva

cercava l’alterità sulla 77 esima di Mysoure Street.

Non era colpa sua.

Aveva sempre sete in quei momenti

ma tutto ciò che beveva

era la virilità,

tale solo per genere

ma tutti loro parevano corpuscoli di spazio indefinito

erano loro le ‘stelle’

morivano e tessevano morte ogni volta che

pretendevano

baciavano

leccavano

mordevano

storpiavano

toglievano

senza restituire

lei se ne sarebbe andata così, pensava,

morendo un po’ per volta assieme a loro

spegnendosi ad ogni tocco bruto

l’avrebbero mai ricordata

quegli uomini informi in cerca di cinque minuti di paradiso

a basso costo

l’avrebbe mai ricordata

lui, che si faceva chiamare il ‘venditore dell’ amore”

era la sua preferita

l’aveva capito sin da quando la vide sul barcone verde scuro

come il mare profondo

come la melma, come la tosse, come la fine

lei aveva immaginato bei palazzi, un parco

il mare, le ferie dal lavoro

le amiche e i segreti elettrizzanti

un marito

le coperte che proteggono e che preservano

l’amore, l’amore, l’amore.

Adesso stava pagando per tutto questo

per i desideri superbi

per aver dato le spalle al paese

per aver abbandonato sua madre

lasciandole la scia del suo rifiuto

le aveva perfino detto “crepa”

travalicando le lacrime della povera donna.

 

Basta, questa notte è l’ultima.

 

Lo diceva sempre, ma stavolta era vero.

Arriva un istante nella tua vita

che ti folgora

si sostanzia e diventa luce

e ti rimane addosso

così che tu non puoi più scappare

dalla tua, e soltanto tua, verità.

 

Non lo disse a Vijendra.

Non poteva più scandire i suoi respiri.

La fece cercare perfino nei tombini

e nelle case del signore

ma aveva amaramente capito

che la sua ‘stella’

non brillava più per lui.

 

Ambika aveva smesso di morire da un pezzo

come fa una stella.

Adesso era lei,

senza più essere l’astro spurio di qualcuno.

 

 

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