Unsociety

Oggi a lavoro ho avuto la mia prima scivolata. Una mancanza, una leggerezza che non potevo permettermi. Sapevo di aver sbagliato, sapevo di meritare il monito. Sarebbe finita lì se io non mi fossi ripetuta ,in questa testona subnormale che mi ritrovo, di non poter sbagliare, perché ad ogni sbaglio c’è una conseguenza. E di solito gli errori hanno un prezzo. No, non mi rifilate la massima “dagli errori si impara”, no, ora non ho proprio tempo di imparare. Un’errore è ammesso, al secondo errore in questa società sei messo al bando. Allora tu per primo devi essere crudele con te stesso. Minacciati, forzati, pretendi. Ci si rialza certo dalle cadute, ma quante volte vuoi e puoi cadere? Uno psicologo direbbe: ” Tutte le volte di cui hai bisogno.” Ma io credo che l’idea di pensare di avere troppe chance ti rallenta, ti permette di indugiare sul tuo percorso. Ma tutto questo tempo chi ce lo da? La vita corre come un carro armato in Afghanistan, è come l’alba, pensi di riuscire a vederla nella sua interezza ma ti sfugge tra le mani, e ogni alba è diversa dall’altra. La vita non ci appartiene, è un grande bluff. Siamo in consumazione, siamo di passaggio. Cazzo, che amarezza. Qualcuno sarebbe pronto a uccidermi se dicessi che la vita è impossibilità. Intanto l’ho detto, ma provate a pensare: dobbiamo ammettere continuamente i nostri limiti, dobbiamo ricordarci sempre cosa siamo, fin dove possiamo protrarci. E siamo sempre lì a giustificare questa nostra impotenza, siamo sempre pronti ad allontanarci dal senso di angoscia. Ma dove vogliamo arrivare? Tanto ci svegliamo credendo di poter salvare noi stessi e il mondo e andremo a dormire provando frustrazione ogni volta per non esserci riusciti. MAI. MAI.

Voglio ammettere la mia paura. Voglio ricordarmi di averlo ammesso, potessi anestetizzare questa sensazione… Mi capita spesso di desiderare di vivere in posti isolati, pieni di verde, montagne, tanta tanta aria, vento che mi passa attraverso il corpo, sola, io e la natura che prima o poi mi inghiottirà dentro sé. Questo perché la società ammette il confronto ed io sono terrorizzata da questo; la società vive di competizioni, responsabilità, burocrazie, impegni… e quindi penso ” non sarebbe tutto più facile se andassi a vivere in un casale introvabile senza nessuno che sia pronto a puntarti il dito contro. Già, mi cago sempre sotto.

Poi succede che cadi pure  come un sacco di patate nella metropolitana per non perderla, fa una scivolata lunga due metri, imbarazzatissima, e vuoi trovare un motivo per quella caduta, fai un astrazione, giustifichi dicendo “vabbè, è perché sei stanca!” E me lo devo ripetere, altrimenti credo di essere rimbambita.

Gaia_by_archanN

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