18:59

STUDIO ore 18.59

 

Quasi alla fine della giornata che è iniziata, almeno per me, alle 8.50 di stamane. Forse è iniziata già nei continui risvegli di stanotte.

Ora. Quanto vorrei piangere.

Cerco di studiare, qui a casa, ma vengo continuamente interrotta dalle stronzate sghignazzanti di mio cugino che si diverte per la casa. Poi va a farsi una doccia. E continua.

Quanto vorrei piangere.

Vorrei abbattermi senza una meta, ma se lo faccio significa che non ho stoffa?

Mi sono sempre imposta di “riuscire” soprattutto nelle situazioni avverse.

Una sfida che non finisce mai.

Mi prefiguro una ricompensa, forse un AUTORICOMPENSA, di tanto in tanto per il mio mal di schiena e la mia furia repressa.

Immagini magari poeti, storici, scrittori che bramavano di restare nella memoria storica, o chi non lo bramava affatto e poi c’è restato.

Vorrei alzarmi e rompere perfino le cose che mi piacciono che ho qui sulla scrivania, vorrei uscire di fuori e ‘picchiare’ un tredicenne che comprende finché il limite glielo permette.

E io resisto. Grazie a quel limite. Anche io a tredici anni ero così. Studiavo finché bastava, nel limbo del mediocre. Q.B. come nelle ricette. Ero la tipica ragazzina che ha assaggiato il sapore umido del primo bacio che non era quello che si aspettava. Ero addirittura alla ricerca di Dio, della religione e poi la rinnegavo dopo averci pensato su massimo tre volte. Ero nel mio mondo contraddittorio. e infelice. Ma, tredici anni? Cosa vuoi afferrare? Il senso delle fregature? Delle parole distorte della Professoressa Martinelli a cui non piacevano i ragazzi ripetenti? La Cuomo che mi aveva inculcato l’amore della musica , del suono semplice del flauto, ma che mi sgridava ogniqualvolta vedeva scritte le note a penna nello spartito? Chissà quanto sono cambiata. Perché sono cambiata, vero? Sì. E ho trovato ben poco sino ad oggi. Ma il mondo, di cui ne conosco forse soltanto il riflesso, mi è venuto contro/incontro.

Apparentemente niente di che.tumblr_mdvbql6ynT1qe31lco2_1280

Un pensiero su “18:59

  1. La risposta è nei tuoi stessi pensieri: la Martinelli!
    Quando qualcuno ti urta i nervi, pensa a lei, a quanto odiasse gli inetti, eppure gli insegnava ciò che la vita le aveva a sua volta insegnato.
    Per quanto il fine giustifichi i mezzi e sforzarsi per raggiungere un obiettivo sarà poi ripagato dall’obbiettivo stesso, sfogarsi e concedersi un sorriso di liberazione (o un pugno nel muro!) non è peccato. Quindi, Annalisa, pensa alla Martinelli: sfoga, come sfogava lei. E poi pensa alla Cuomo, al suo amore per la musica. Mescola i tuoi ricordi e assimila ciò che serve. Ognuno di noi ha voglia di lottare contro le avversità, basta che si sappia rispondere adeguatamente.

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