Cosa stai facendo?

Stasera, solito discorso da 3 mesi ormai.

Perchè nonno non sei più lo stesso?

Perchè ci stai facendo questo?

Siamo così lontani eppur ammassati in questa casa così all’apparenza normale. Nei giorni di pace, quando sono sola, mi piace aggirarmi per le stanze e immaginarvi ad uno ad uno, mentre cucinate col sorriso sulle labbra, mentre guardate il documentario sugli oceani, mentre ci sono tavolate e chiacchierate. Oppure immagino me mentre preparo il caffè per offrirlo ad un’amica, mentre dipingo la parete del mio colore preferito invece che di questo viola cattivo.

Ma la mia amica non c’è.

E il caffè non mi fa sentire più felice, anzi.

Perchè continuare a gridare così forte?

Sono frastornata

vorrei potermi addormentare fuori al balcone, sotto il cielo che fa piovere soltanto, da almeno 5 ore, oppure vorrei entrare in un cassetto e posarmi lì, senza problemi e aspettare fino a domani.

Si alternano vocioni e parole superlative a risate per sdrammatizzare. Che risate tristi.

Guardo la tv per scoprire un mondo nuovo, qualcosa che non so ancora, ma è stata una mossa sbagliata, proprio in questo momento di nevrosi familiare.

Di là continuano a parlare, sento parole come “domani dobbiamo” “l’infermiera scema” “tu non sai campare”. Immagino la monotonia isterica nei gesti, la cappa di fumo e le sigarette bruciate nei posacenere. La finestra mezz’aperta, un respiro di terra comunque cattiva.

Stavo per andare a dormire ma le voci si fanno sempre più forti, e non vale la pena. Ma persistere in questo stato coscienziale è un bel problema. In qualche misura mi toglie vita e ottimismo, mi fa sentire scadente, perdente in partenza. Che strano, ho vissuto momenti peggiori e sfruttavo gli istinti negativi creando e addirittura studiando. Poi le soddisfazioni a scuola valevano il doppio. Se solo la vita durasse l’attimo di un sospiro di gioia, di una sregolatezza dei sensi, di un estro sentimentale, di un’esperienza dei limiti. Se solo la vita non avesse un prima e un dopo. Se solo fosse questo, adesso, non avrei bisogno di scrivere qui. Che vita, eh?

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