Ferite di vita

Sono ritornata da una struttura di anime in pena

da acidi urici e occhi smussati

Da una mattina col capogiro

da tutto ciò che ho perso e che non ho ritrovato.

Erano le orexxxxx siamo xxxxx in ospedale ed è stato un xxxxx qualunque, un desiderio qualunque di xxxxxx a casa. Il pronto soccorso zeppo di barelle con lenzuola a quadretti bianchi e rossi, come la tovaglia per il pranzo, accoglievano corpi di infezione, vomiti. Due ‘codice rosso’.Tre detenuti accompagnati dalla polizia penitenziara.

Un paziente scappa a piedi da un reparto, le guardie gli corrono dietro, due, tre , quattro di loro, il -malato- butta buste di plastica a terra, inciampa, piange.

Io perdo documenti, soldi, sovraccarica di buste e di paura. Di coscienza.

E pensare che ho detto a Luca di voler fare volontariato con Medici senza Frontiere. Ma qui è tremendo,Forse me ne vado in pediatria, tra promesse e disincanti.

Quest’anno pensavo finisse diverso, non lo so, nella pace. Nella famiglia da cui sono sempre fuggita, nei nostri sorrisi, e invece è così infetto. Ossuto.

Volevo una fine silenziosa, tremendamente normale, ordinaria, avrei aspettato le 24.00 senza ansie, in camera mia, pensando di perdere il niente.

 

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