Danza anti-poetica

divine_irony___shiva_by_sharadhaksar-d4yi8phVorrei essere un Buddha e vivere in una casa di campagna abbandonata, sapete, coltivarmi l’orto, vivere nell’apertura della vita, e magnà perfino i pesci dello stagno accanto alla casa. Ma sono una ventenne, quasi ventunenne, che studia, che deve ‘faticare’ per essere accettata e introdotta in un sistema universitario, che è europea, italiana, napoletana, immersa nel samsara di una crisi che perc…

episce pure il piccione in mezzo alla strada.  Ma direbbe Buddha ‘questo non è un problema, questo sei tu’. Ma ritorniamo sempre al fatto spaziotemporale, della radice causa-effetto, e quindi del fatto che non sono Buddha. E quindi, non c’è un quindi. C’è sopravvivenza, frustrazione, dolore, sopraffazione, superbia. E Buddha disse anche questo. MA IO NON SONO BUDDHA! MA IO NON SONO BUDDHA! IO-NON-SONO-QUEL-MALEDETTO-BUDDHA.
Sarà che fin quando sto camminando ancora a passo veloce lungo il corridoio dell’edificio universitario mi sento ancora una belva,senza casa, senza affetti particolari, senza un posto nel mondo,quello sociale, intendo. Sorpasso la toilet delle donne, gli uffici di vario genere, ma lo faccio con una tale rabbia che io stessa mi son detta parecchie volte di calmarmi. Di essere meno cupa, meno irosa. E perchè mai lo sono, realmente, non lo so. Mettendo piede nell’aula in cui il caro professore sta tenendo lezione di Religioni e Filosofia dell’India si calma già il mio spirito furente. Da tipaccia affannata e profondamente non curante di coloro che stanno ascoltando la lezione, mi cerco un angolo a terra, una sedia quando è libera, credendo di fare poco rumore. E poi fisso gli occhi azzurri, lontani, del professore che appensa incrociano il mio sguardo non cercano conferma della mia comprensione, bensì turbamento. Cercano il perchè, mica solidarietà, mica condivisione, mica leggerezza o sostegno che sia. Cercano l’argomentazione seminata, tenuta all’oscuro, per non differire, per essere io e te insieme. Poi parla del Buddhismo Vajrayana, del Tantrismo, dell’immensa misteriosa via pericolosa che è. E guarda, fa impallidire. Si alternano discorsi sul cannibalismo purificatore a visualizzazioni decennali di una A bianca, altisonante, dolcissima. Ma io, che ci vuoi fare, me la immagino furiosa, scandinava, gelante. Mi immagino tutto, mi immagino il niente.
Fin quando propone la visione antiduale del non-me, del non- te, ma di un unico campo vibrazionale, energetico, che siamo anche io e te, che è anche il sole, che anche Dio. Soltanto che dio si è dimenticato di essere noi, data la sua potenza illimitata, ci ha dimenticato. E ad un certo punto fa:” E’ come un orgia. Tu non hai un rapporto personale ed intimo con la persona, ma sei immerso in un unico ammasso di carne, sangue e urina.” Illuminante.
Poi penso a mia madre: carne+ sangue+ urina+ capelli…
Poi penso a mio padre: carne+sangue+urina+capelli…
Poi mia sorella: carne+sangue+urina+capelli…
Poi i miei amici: carne+sangue+urina+capelli…
Poi il disincanto. La disillusione. E sono in pace.
Poi penso a chi amo-forse-: carne+sangue+urina+capelli…
Poi penso a chi per cui provo dolore: carne+sangue+urina+ capelli…
Poi smetto di pensare. E vorrei quella parte in cui guardo l’ira e il disincanto compiuti, mi fermo, e inizio ad usare tutta questa flessuosa energia per danzare nel mondo, sul mondo, dentro me,fuori.

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