FENOMENOLOGIA DELLO STUDENTE FUORI SEDE

Te ne accorgi già quando li vedi a lezione, tra un’occhiata alla slide del professore che rende il tutto più incomprensibile del solito un sorso di caffè-plastica macchiato che, gentilmente, la macchinetta delle anti-bibite calde ha erogato per te a soli 45 centesimi, che signora.

Gli studenti fuori sede hanno un’espressione del viso davvero unica, propria della loto “specie”: la inizi a percepire attraverso lo smarrimento mascherato da animo sfacciato quando devono riservarsi il posto/poltrona a lezione, scimmie delicate, di morbidi gesti e movimenti azzardati furtivamente, capaci di arrampicarsi ovunque,anche sui fili dell’intero sistema elettrico.

La loro libertà è un paradosso che assume le fattezze di un bimbo selvaggio, che ha giocattoli color bruno, che sa di birra e di erba non proprio fresca, che ha sorrisi strani, psichedelici.

Hanno occhi fluorescenti che danneggiano, quanto guariscono la vista altrui e portano con se zaini sovraccaricati, hanno miele e cenere tra i capelli, e mistero dei misteri, non li vedi mai mangiare.

E quando partono per il loro paese, lasciano sempre qualcosa di loro: calzini,dvd,scritte sui muri, sentimenti,e soldi. Lascerebbero volentieri il cellulare per non sentire mamma e papà durante il viaggio che li rendono più vicino a quel luogo che hanno lasciato senza fretta e senza rancore.

Sono così antipatici, ma trasudano tanta meraviglia.

 

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