Perché imbrattare i muri quando sono dipinti ma tu non vuoi vedere i colori?

Piccolo essere

perché vedi solo morte qui ora e da sempre

senza accorgerti del miele che riveste i campi di grano

lontani, così distanti da te, ma ci sono

no ti prego non citarmi Berkeley e  Hume

cerca dentro te stesso

nei campi di grano che tu hai e non curi

nelle corse in bicicletta che non hai più fatto

nel profumo delle torte che annusavi e mangiavi con tanta gratitudine

l’allegria che fine ha fatto

tutti quei doni dell’infanzia sono spariti

hai dimenticato come era divertente immergere la mano nel colore liquido

come era invadente e familiare l’odore dell’acrilico sciolto

quando osavi copiare il sole

l’erba tutta verde, poi stranamente rosa

ma bellissima

e le meduse nell’oceano profondo

diverse e fluorescenti

troppo belle per stare su un foglio di carta.

Il mare suda con le sue onde

e tu lo guardi  ma non lo abbracci più

Hai dimenticato tutto

la crema calda e le cialde nel fornellino

le pizze con le tue croste preferite

e la marmellata di pesca sulle polpette

la noce moscata nel latte per speziare la besciamella

ha dimenticato tutto

le piante hanno bisogno di acqua

anche quelle non le hai più guardate.

Dove sei andato

cosa ti sei fatto

perché non sei più tornato

nelle giornate rosse di vino dolce

o in quelle di pioggia senza ombrello

e quei gatti li hai più rivisti?

scommetto che sono ancora là

a cercare le galline

e ogni tanto vogliono coccole

hai più sognato spiagge grandi

e i buchi neri?

ti da fastidio ancora la luce elettrica

e godi ancora per il colore della pelle bruciata in estate?

il cioccolato

macchia ancora i tuoi maglioni

e libri sono sempre in perfetto ordine?

passi ancora per i tuoi non-luoghi

oppure hai smesso di concerti anche quello

viaggi solo in metropolitana

corri ancora tra la gente

sui binari nei giardini sulle strisce pedonali e nei parcheggi?

Perché non hai più soffiato sulle candele

perché hai lasciato che bruciassero anche i tessuti

nel mezzo inverno pomeridiano?

Perché disprezzi tanto l’amore

e i suoi misteri ma parli di vagine e liquidi maschili con tanta rabbia?

Ho rotto una foto soltanto per fare spazio nella scatola delle cianfrusaglie chiamasi dei ricordi. Le altre, le altre mille, dei mille posti e delle mille fattezze umane le ho conservate, quella foto invece l’avevo fra le mani e potevo riporla con cura tra un quaderno qualsiasi ma ho osato sfrangiarla dolcemente, così dolcemente. Come se si rompesse la pellicola ad un ricordo, per renderlo naturale, indipendente.

Ho toccato 52 muri dei palazzi della mia città, qualcuno era simile, qualcun’altro completamente diverso. Parecchi erano spogli, in piperno grigio e con le dita ho toccato la pietra che si sbriciolava mentre la gente faceva foto alla Madonnina in mezzo alla piazza.

La mia camera è cambiata, fra un po’ sarà diversa, anche per merito mio. I miei libri sono stati accolti da un mobile del vecchio soggiorno, appare come una libreria perfetta, ospita copertine colorate graziosissime e svariate storie. Ma cambierà anche questa.

Ho un materasso nuovo, altissimo, la notte quando non riesco a dormire provo ad abbracciarlo ma non ci riesco mai. Finalmente non va più sotto un altro letto, prende aria. L’ho adornato con una copertina color arancio e dei peluche che dormono come pietra.

Così, domani mi sveglio e, a meno che non ho perduto l’anima, voglio ancora sentire il profumo del caffè, dopo aver sentito quello dei ricordi e quello della vita.

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