L’immenso da coltivare

Ho una morte piccolina,

da curare.

E’ appena nata, il medico mi ha permesso di portarla a casa,

che brava persona.

L’ho chiamata Venus, è principesca,

ma è assai nuda:

tutta qui la sua bellezza.

Mi hanno detto di farla respirare

di non gingillarla,

deve crescere così,

nella meraviglia naturale.

Mi guarda con i suoi occhietti neri

profondi, a parer mio, più dell’universo;

ha una bocca rosastra

e canta come il mare.

Con le mani giunte

già decide di pregare,

ma forse liberare,

liberare ‘ciò che è’.

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