Continua a portarle via.

Una storia di qualche millennio fa

raccontava

gesti

ed esseri stanchi di godere.

Poi il fermaglio di una donna anziana

si impigliava nelle forme di una strana tracotanza,

lei bassa,

il sole alto.

Quante volte una storia,

quante storie una volta.

Da non crederci.

Quando faceva buio

i selvaggi strofinavano i loro membri

nelle rugiade appiccicose,

a due passi dal mare.

Le donne arrivavano

e manco la luna poteva salvarli,

già che era un peso

grande.

I piedi violavano la taciturna sabbia

e il mare scoppiettava onde orgasmiche

urli assonnati,

sbandierava favole,

ai selvaggi,

favole, ah!

Che orrore quegli sguardi,

un profumo trai capelli

troppo forte per poterlo ricordare.

Una storia da portare a letto,

cullarla tra il sapore delle lenzuola estive,

e soffocarla per amore

dell’incomunicabilità.

Adoro soffocare le storie

dopo averle annusate

ed esserne rimasta stordita

nauseata

ferita.

Mi piace comprimerle, dilatarle,

godo a manipolarle

a togliergli l’antica purezza

della loro memoria.

Mi spaventa pensarle infinite,

obese,

superbe.

Mi spaventa condividerle con qualcuno.

 

Ma,

la tosse del mondo me le ha portate via.

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