Tremenda come un’ordinaria persona.

Sei proprio strana sai. In casa porti quegli occhiali graffiati, gli occhi dietro sono quasi cancellati. Intanto cerchi di studiare, ma questi,  pronti a cadere sulla punta del naso. Che buffo tutto questo, non riesci manco a leggere le paroline incise sulla carta in grassetto nero. Tutti urlano, tutti di qua, tutti di là e ti rompi il cazzo a sentirli, ti irrita la lettura di quei poeti simbolisti che con le droghe potevano evadere. Forse, dovresti provare anche tu? Che ne so, inizi con una droga leggera poi pian piano fai una cosa “en plenitude”! E su con la vita! A che possono servire i Paradisi Artificiali di Baudelaire?

Magari ci provo davvero, e che me ne fotte di questo mondo troppo vecchio per me, troppo caduto in confusione, pieno di rumori che fracassano il cranio, ma che miseria me ne fotte.  Perchè devo crucciarmi con quegli occhiali da fata malandata, da sola, su una sedia faccia al muro, a cercare di provare un orgasmo con Proust? Sporchi, spalmati di calce della storia, baf! Seneca, come sei dolce e doloroso stasera, mi rivengono in mente le tue parole piu amare di un’anestesia dal dentista, tu dici che siamo avidi con tutto, tranne col tempo, e c’avrai pure ragione, ma io non so piu qual’è il mio tempo, forse si è drogato anch’esso. Sembra d’aver messo le camicie di forza alla farfalle, io mi sento così, e stasera sono così sincera che Pirandello mi fa un baffo con le sue maschere.  Domani si ricomincia, la metro ingorda di gente impazzita che corre veloce sui binari,  il caffè plastificato della macchinetta, il saluto disincantato al professore, la mezza crisi nervosa, le mezze crisi nervose delle amiche, un’interrogazione da scolaretta, l’uscita dalla scuola correndo, il rientro a casa, il forse, il nulla. E poi non voglio piu ricominciare. Voglio capovolgere le cattedre e ballare il cha cha cha in corridoio, sorridere con la donna delle pulizie, e fare l’amore fino alla sera!

Stanotte cambio, sicuro. Poi se c’è un domani , allora sarò tremenda, tremenda come un’ordinaria persona.

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