Voglio imparare a contare gli istanti.

Difficile sentirli: sono fiochi vagiti dell’aria, ma pesanti. Si levano in alto come l’odore della carne arborea da fuori la finestra.

Familiari, brutali.

Crescono

sembran esser spenti,

eppure,

sono lì

mentre bacio dolcemente la curva del tuo collo,

e tu,

nel sussulto del sentir,

fai gravar la tua mano sul mio capo.

Essi sono lì

quando sfumo gli occhi dei passanti

nel mio gross’ombelico.

Sono lì a far girar la testa,

piccoli

universali

suonano in noi

come campane in un deserto.

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