Gli universi che vorrei stracciare

Ciao mamma, pensavo di dirti tutto prima, ma i pensieri evadevano dalla mia mente usurata. In fondo, non mi ascolti mai. Dici che che ti ammazzi, che non hai vita per me. Io, la sostanza cancerogena della tua esistenza. Noi, figlie come si suol dire “moderne”, il fardello della vostra vecchiaia. Mi volevo tagliare i capelli stasera, ho una sete di cambiamento assurda. Non ho potuto perché non sarei stata bella per te. E me lo hai detto con forza. Mi hai proibito le forbici. Le stesse che mi proibisci da tempo per non tagliare il mio cordone ombelicale. Mi sono guardata allo specchio con tale tristezza che stavo per versare lacrime di rabbia nel cesso. Invece ho pianto guardandomi allo specchio. Mi son detta “ricorda, ricorda…”, ricordare qualunque sogno, qualunque dittatura e la sua analoga resistenza. Ho lisciato così tanto i capelli col phone che parecchi sono caduti nel lavandino. Si è formata una pappa liquida di sapone e peli morti.  Bimbi morti, bimbi morti dentro. I cartoni animati e le favole sono diventati un grande vomito giallognolo che perdeva sangue.

Una voce al telefono “Come faremo noi un giorno?”, quant’è dolce e cattiva. Ti rinnegherò in un futuro? Ti riporterò nei miei incubi, nelle mie frustrazioni, nelle mie evasioni esotiche?

Mi ascolterai fino alla fine?

Il buio delle catene antropomorfe ci invaderà? Come?

Fuggiamo,

prima che il sole nasca.

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