Verme

Strano sai,

di sera,

miocardio.

Con una tazza di tachipirina al limone fondersi su pastelle dorate della stufa.

In testa,

penne,

penne che scrivono, usurate ormai dopo una settimana intera, evocano la veloce, ma impercettibile, decadenza nostra.

Piccole, piccole e ancor piccole, con l’arte moderna del cellophane vi proibirei l’aria e in un smorfia quasi gelata, come il vostro essere, morreste.

Penso a voi, piccole, come sacrifici essenziali dell’epoca malata.

Peccare, no. Chi mi insegna il peccato ardente? Quello tagliente? Ad assorbire i vostri inganni ho ceduto,

ad ammalarmi di voi, di me, e di me in voi

son finita.

Intendo bruciare anche io, come sacrifico tossico, ma che non genera, sterile e infecondo.

Mestizia, pover’invidia per chi all’apparenza è fiore, e dentro è verme.

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