Non avresti mai immaginato che la vita fosse un virus

Quando sei nato hai iniziato ad essere fobico del mondo.  pisciando nel pannolino ti sei lasciato andare, ma dopo hai capito che c’era un buco di una tazza ad aspettarti, e perchè no, l’albero del vicino. Hai corso centinaia di volta nella direzione opposta alla scuola e, tua madre puntualmente ti dava una batosta sulle chiappe e ti stimolava. Piangevi, perchè quella brutta troia ti costringeva ad andarci. Per tutta risposta sputavi sulla sedia della maestra e , nel frattempo, spiegavi tutta la lezione. La grammatica la sapevi. La matematica ti piaceva. Peccato che ad un certo punto quei numeri vuoti e immensi e spuri di forma per te sembravano punti bianchi sulla lavagna. Non ci vedevi, dovevi portare gli occhiali. Ma gli occhiali no, no, no. Li portano gli sfigati, i secchioni, i dottori che sanno solo sparare medicina sul culo. Che ti facevano ridere, per una sensazione perversa. Gli sciroppi no! e quelli no! Backtrim, Mucosolval, Ambromucil, Actigrip. E cheschifo! Ancora ricordi tutti gli odori e i sapori all’uscita di ogni metro, nel profumo di ogni gente che suda, che va in fretta, che è bianca in viso, che mangia tramezzini alla maionese scaduta e ingiallita, che accende la tv ma non la guarda, che si siede ma non respira, che fa a gara a scendere le scale, che prende il pullman alle 5 del mattino per andare a scuola, che litiga sull’etimologia di “teleologia”, che abbraccia gli estranei per calmare l’angoscia, che piange un sale cristallino sulla via di casa, che ricorda due facce e poi le rimuove, che scrive sul banco le formule chimiche , e dopo un minuto le cancella per scriverci i versi “fatti non foste per viver come bruti” di Dante, un frustrato, un malato, un’artista, un morto che vive ancora, che spazza sotto le gallerie cementate di Napoli e insegna poesia ai gatti, alle mosche, ai barboni, agli autostoppisti. Sei cresciuto, ti sei moderato, sei diventato anonimo in te stesso per darti un nome nel mercato, stai assorbendo e piangendo, e urinando e ridendo e guardando un silenzio che si nasconde dietro le foglie secche dell’autunno, bella nella sua immagine di morte, sadica e immobile, nell’inconscio sfuggente. Che ne sapevi, tu, a 5 anni che Michelangelo dipinse San Bartolomeo in preda alla schizofrenia, un maniaco-depressivo che disegna un coltello, un martirio, un grido spaventoso; che ne sapevi che un Goya nero, sadico e pungente, un sordo depressivo avrebbe dipinto Saturno che divora suo figlio, che è costretto a mangiare dal suo animale, un mostro nella fissità di una scena buia che divora anche te;che ne sapevi che un Richard Dadd, un anticonformista che ha dipinto per tutta la vita fate e folletti, potesse assassinare suo padre e sfacellare il ricordo di lui per sempre in un manicomio repressivo; avresti mai potuto immaginare che un Francis Bacon, masochista dolente, stuprava la vita, e nasceva filosofia e non solo, gli amanti, i fidanzati, cacciato dal padre, mancato omicida. Troppo amore.

Che ne sapevi, tu, piccola creatura che nasce dalla follia di un atto d’amore, di errore e rancore?

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