Troppi brandelli di questo mondo

Cicche di sigaretta, potenzialmente morte da sempre, arcuate in un posacenere che si allarga fino a diventare il cesso della vita.       Avanzi di pezzi di carne pestati tra i denti nella spazzatura  nausebonda che si trova in cucina.

Ognuno ci ha sputato dentro il muco della sua frustrazione.

In bagno, sul water, gocce di urina giallissima si espandono. Diammino-Chetone.       Urea di amminacidi scaricati direttamente  ai bordi della tazza del cesso.

Sulle dita lacrime di sperma di un amore sfogato.                         Cantato.       Liberato.

Menarca mattutino,

fa piovere morbidi mattoni di sangue acrilico sul pavimento. Tutto si ricopre di me, nella tagliente solitudine di un sorriso che mi ricorda d’esser donna.   D’esser impura per una Bibbia misogina.

La tua lingua salubre mi bagna il collo

finisce.

Fitte  dolorose sotto al seno sinistro,        il capezzolo freddo molestato da un fastidioso sostegno a fiori fucsia .

Ecco, i libri mi scottano gli occhi. Ho fissato una zanzara morta sui letterari sepolcri di Foscolo, per rappresentare una non-tomba. Spiaccicata sulle parole,                              puntine di sangue sul foglio bianco,             voglio dire nella morte sono uguale anche a lei.

Gli alberi, il tronco sguainato, non gridano quando vengono uccisi.                         In silenzio, quante morti.

oublié.

in ogni albore  violento

alla natura

lontano

in oceano

e qui, fuso allo smog

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