Tormenti e liriche

Attenta all’inferno che piano sopraggiunge;
dalle sue labbra potresti bere veleno
e non piu nettare.
 
 
Giglio macchiato di sangue purpureo
che nell’universo intero dilaga.
 
 
 
Prendi me,
fissami nelle tue pupille di cemento
e viola il profano candore,
rendilo sacro
immolandolo all’altare dei piaceri.
 
 
Fuggo,
per non essere bruciata
dalle cupe fiamme
del vostro avido disamore.
 
 
Vi lascio,
correte anche voi
sul sentiero al mio opposto.
 
 
Possa allontanarvi
la mia ira
fresca delle vistre bestemmie.
 
Tu, madre ormai grigia
appassisce lentamente il tuo spirito d’amore
non desideri ascoltare i miei tormenti?
 
Tu mi stai succhiando l’anima
e pallida mi rendi…
 
Lasciami distruggere
le ali
con le quali
mi stai soffocando.

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