L’odore dell’India

L’ODORE DELL’INDIA

Pier Paolo Pasolini insieme a Moravia e a Elsa Morante, arriva in un  India, dove Nehru è ancora presidente,  poco prima di Capodanno. Lo scrittore, poeta e regista sente quell’”odore di peste dell’ India”.Un odore reale, non simbolico. È quell’odore dell’umanità che si trova nelle strade , sulle colline, nei templi e sulle scalinate del fiume Gange dell’India. Pasolini non ha paura di cimentarsi in passeggiate notturne nel subcontinente indiano alla ricerca di un contatto occasionale, i segreti svelati sulla religione, la borghesia, la cultura e la morte. L’autore è colpito soprattutto dalla solidarietà e dall’ospitalità  delle persone, qualità associate forse al flusso della religione Indù e che gli indiani mostrano attraverso un semplice gesto di riverenza.

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Mani unite e capo all’ingiù come in segno di preghiera.

Namasté.

Mi inchino alle divinità presenti in te.

 

L’india ha un cuore.

È questo che mi affascina.

 Pur non essendoci mai stata, lo Sento attraverso la sua musica.

Lo osservo attraverso un documentario e attraverso foto di vita quotidiana.

 Foto di volti umani che custodiscono nei loro occhi il paese a cui sono legati.

 È cosi forte quell’odore dell’india di cui Pasolini parla nel suo libro,

che riesco a sentirlo dalle foto che ritraggono pezzi di esseri umani sulle scalinate del Gange.

Corpi  in stato di cremazione.

Fiori che galleggiano sul fiume.

Offerte alla Divinità.

Gente che cerca di purificare la loro vita fino al momento in cui si immergono nel Fiume Sacro.

Mucche sacre che passeggiano nelle città .Un odore putrido.

L’odore del Pani Puri fritto che si attacca alle narici, alla pelle, ai capelli.

I taxi, i risciò, le biciclette nella fretta .

Il Taj Mahal che si affaccia maestoso sulla città di Agra, orgoglioso della storia custodita tra quelle mura.

La pace immobile dei templi. Jainisti, Buddhisti o Induisti che siano.

La Vita estrema dei Sadhu. Sacrificio. Ai confini della morte.

Le parole sagge dei maestri spirituali.

I bimbi con la pelle scottata dal sole che improvvisano giochi nel terreno.

Il suono dell’Om che esce da un tempio su una collina.

Ragazze che raccontano storie d’amore con le loro danze.

Persone ad ogni angolo di Bombay che dormono tra stracci, chiusi nel cerchio del Samsara.

I piedi nudi che toccano il pavimento di luoghi sacri.

Il topo che ti passa sui piedi. I fedeli che guardano invidiosi, perché segno di gran fortuna.

La vita e la morte.

L’india non si può raccontare con semplici parole.

Si deve viverla.

 Namasté

 

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