Matrix: scrivere a partire dalle viscere

Fregata. Battendo questa frase d’overture mi sono giocata la credibilità del mio ultimo post in cui giocavo la parte dell’amareggiata cronica. Beh, il fatto è che mi manca buttare giù pure due paroline un po’ grezze e traballanti che mi sgravano la tensione vitale di questo venerdì sera novembrino. Chiamiamola dipendenza, seppur paradossalmente occasionale, perché sì a me funziona che dopo un mese o due mi si accende improvvisamente il neurone della memoria che mi ricorda di avere un somewhere dove poter scrivere whatever you feel. E quindi mi ci meno with all my heart/s.o.u.l. Ma alla fine di whatever I have written, smetto di farmi domande perché all is left behind o forse within. E vabbé, si campa lo stesso finché la mia loneliness mi riporta di nuovo qui a parlare about me, essenzialmente e bastardamente only about me. A tal proposito, penso di essere diventata più solare, sarà che di darkness in giro si vede troppa. However, mille vetri di mestizia blu, come il colore che ho sempre adorato, adesso formano la terra sotto i miei piedi, quella che non sei mai sicura che possa trattenerti. Mi sogno la vita come fosse un sentiero di fiori di pesco, un sentiero che non necessariamente porti a qualche meta, una lunga passeggiata fiorita. Eppure, la realtà brusca è sempre un passo accanto a te, e riconoscerla è proprio quel passo che ti regala la dimensione della sensatezza, quella dove trovi un senso alle bugie, alla morte e alla vita che continua nonostante chi è già morto. Ho impiegato 17:41 di tempo della mia life per scrivere questo.

A.B.

 

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