La volgarità del mio teatro

Quando sarà il momento di andartene via non avrò nulla da dirti, né ti saluterò con il bacio d’addio. Sarai andato via annerendoci gli anni passati insieme a te, andrai via assieme a tutti gli errori che ci hai incollato addosso. Lacrime non mancheranno, ma dai miei occhi colerà solo rimorso, per aver sempre smaltito le tue insinuazioni.

Dio non mi perdonerà per averti augurato cenere e non fiori. Sulla soglia dei miei venticinque anni ho capito che la finzione è un vestito che non voglio più indossare. Quindi Dio, universo, legge cosmica o qualsiasi cosa tu sia, non me ne importa più. La mia vita non ha senso se mi vendo nei rapporti anche quando non ci sono meriti. Se famiglia per me sono tre persone soltanto, magari due, forse una. Se ora, nelle viscere del mio profondo egoismo, vorrei poter cancellare tutti i loro volti, uno per uno. E poi restare sola, a costruire da zero ogni singolo momento della mia vita.