Non basta

In questo cortile assolato

c’è una guerra taciturna,

irrespirabile,

come puoi non fermarti? come puoi non fermarmi?

Scrivendoti nell’inconscio, ti subisco e vorrei zittirmi quando sono frastornata,

Chi è l’altro che mi chiama adesso? era dolce, ora maldestro

cosa me ne importa, perché sono così borderline?

Dichiararsi è straziante

Perché cerco altro, era già qui, ma non mi basta.

Stessa scena. Scrivo per lasciare un segno mentre ti abbandono. Tu ancora non lo sai, ed è questa la perfidia. L’omicidio sul nascere. Che potenza vergognosa, potrei soffrire e poi riempirmi di risa per giorni per questo. Ah, ma perché la vita umana è così piena di strutture, sovrastrutture, censure, condizioni, divieti, doveri, convenzioni, paure, paure, paure, violenze, catrame?

Spogliami con queste confidenze

rimarrà vento e pensieri pesanti, come blocchi di cemento posati dentro i pezzi di carne, nell’animo raschiato, qualche emozione arruginita, qualche speranza e sentimenti nascosti molto giù

………………….

Ma ovvio che mi tiro indietro

ma chi cazzo sei tu, ma che cazzo ci sono venuta a fare nelle tue braccia, no, non mi piace, ma non volevo,mai, iniziare, come sempre.borderline. No, non sono mai stata borderline, sono venuta per provare, e provare è una parola volgare quando non sei così decisa poi , ma tu che dici “devi proprio studiare?” è una lama piena di merda che mi sale su e giù per la gola, e questo mi fa male, e giudicarti è brutto, ma è così, si pensa, si sta male, si giudica, cos’altro? Aspetto che tutto muoia, bello. Sono malata, accetto sorridendo scappo bestemmiando

sempre sempre sempre sempre sempre sempre sempre sempre sempre sempre

non è mai come credevo

non è mai come voglio.

non è quello che voglio.

Ma questa cosa che già decido che tutto cessa

e lo so soltanto io

di notte, dopo aver parlato

è pazzesca

è l’angoscia più assurda che possa provare

Aahahhahahahhahahahahahaahah dio.

Si può piangere per questo o è ridicolo? No, perché, mi stanno sfuggendo i limiti delle cose.

I limiti?

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Pericoli?

Fogli di giornale buttati e zone di confine

pezze e sconforto

ogni tanto bevo acqua e acido per sembrare diavolo agli occhi tuoi

tu che mi vuoi merda da trasferire in anonimato

tu il caffè

io petrolio nelle mie terre

e ancora:

loro non sono veri, non sono come noi

loro sono terra e mare cattivi

sono pericolosi

o muoiono o diventano come noi.

Delle tribù del nord est non si sa niente,

solo racconti bollywoodiani della catena “pronto in tavola” e parecchie ammonizioni stile mamma in menopausa

all’ombra della bandiera

non è sempre facile non pensarci

non è sempre facile pensarci

non è così facile starci lontano

per paura

che quest’universo non sia abbastanza vicino a te

 

 

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La distanza sei tu

Stasera me ne vado a letto

serbando nella memoria le immagini di Haiti, del terremoto, della terra violentata che l’operatore umanitario di Msf si porta dietro fino in Italia. Fino al Sud, a Napoli.  Con che forza avrei voluto urlare, quali guaiti grassi sarebbero usciti dal mio stomaco, dal mio cuore con tanta insistenza se non mi fossi trattenuta e tenuto nascosto tutto ciò.

Domani sposterò le tende,

guarderò fuori il quartiere di prima mattina

penserò ancora a questo?

Penserò alle stesse forme per cui ci odiamo e per cui ci amiamo, per cui partiamo e ci spingiamo dentro, ci buttiamo e guardiamo nelle soffitte di questi popoli, di questi umani, che sembrano ferirsi sì, ma ad anni luce da noi. Sono qui, dietro l’angolo del mondo. Sono un pezzo di noi che abbiamo dimenticato di conoscere, d’altronde, da quando conosciamo noi stessi?

Quegli occhi un po’ ondulati ci fanno paura, e il sorriso d’accoglienza ci denuda, è troppo, troppo per noi Dobbiamo scappare nelle giornate scontate e nei caffè dove possiamo incontrare la solita gente. Creeremo famiglie stabili e pagheremo il mutuo. Andremo a casa dei suoceri e pagheremo l’assicurazione sanitaria. Diventeremo vecchi, e moriremo, a modo nostro.

In queste ore ho abbandonato questa pasta di aspirazioni.  Io credo di non volere una famiglia stabile, la scorgo attorno al mondo, per il mare, per i sobborghi degli stati del sud. A che mi serve una famiglia quando già è lì fuori che aspetta? Bambini, figli. Ce ne sono così tanti, pesti, dolci, con gli occhi a mandorla, il naso a patata, fragili o già col fucile in mano. Devo andare, devo andare per loro. Oggi in Afghanistan, tra un anno in Pakistan, l’India e la Somalia. ‘Non ti tocco, ho paura, sei diverso da me, non può esserci dialogo tra noi’. Ma io ti tocco eccome, ti abbraccio, costruiamo insieme, cambiamo qualcosa insieme.

La distanza,

bhè quella, è una barriera mentale.

Il mondo dovrebbe facilitarci le cose, ma il solo termine ci crea infinite diseguaglianze.

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Is just the life

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Napoli ancora non dorme, l’altra parte del mondo probabilmente sì.

Stamattina pensavo alle persone che crescono prima, a quanto deve essere inaccettabile e mostruoso, per una ragione o per l’altra, a quanto si pensi ‘perchè proprio io?perchè mai a me questa vita?” e tu vorresti non rispondere “is just the life”, perchè è l’anti-risposta.

Le persone che crescono prima le osservi amare ciò che sono, a poco a poco, le vedi dimenticare , con qualche incrinatura sul labbro, giusto per l’ultimo saluto al possibile,perchè è bello sognare. Le persone che crescono prima muoiono prima. Glaciale. Vengono sorrette così poco, vengono cercate raramente, ma non si sa per quale assurdo meccanismo interiore, vengono idealizzate, sono lì a farci ricordare, da lontano, come avremmo potuto essere, e non lo siamo. Le persone che crescono prima un tempo giocavano più di tutti, poi ad un tratto hanno dovuto smettere, e noi non glielo chiediamo mai il perchè; è gia tremendo così. Andrebbero lontano, se solo potessero. Oppure sono già lontani e vorrebbero ritornare. Ma ormai, c’è solo un ormai, che è divenuto carne nella carne.

Così, ti svegli un giorno, ed è così. Because is just the life. Ma come potremmo non ripudiare tutta questa storia? E invece, le persone che crescono prima accettano pure l’inaccettabile. Mentono, perdurano, vengono perseguitati, perseguono, mendicano, sputano, vendono, trovano, si trovano? E perchè mai trovarsi? Che senso ha dopotutto,provate a raccontarvelo, voi soli, nelle terre delle vostre schifezze mentali, cosa c’è mai da capire, cosa, cosa…

Le persone che crescono prima, hanno paura prima. Poi non ne hanno più. No, non per magia, sarebbe facile. La mangiano tutta, si saziano e non ne hanno più bisogno. No, non è vero. Stronzate. Ne hanno sempre, ma la esorcizzano. Ne hanno sempre, perfino quando dormono. Soprattutto dovrebbero dormire. Perchè dormono poco.

Ma,

quel momento cruciale in cui arrivando a farsi la domanda “perchè proprio io?”, quel momento è pericoloso

è quel pezzo di vita che si portano sempre addosso, hanno deciso per la vita e per la morte

e senza l’aiuto di una favola, o di un angelo custode

ma dove cazzo stanno gli angeli custodi oggigiorno? Dove li trovi? In mezzo ai grattacieli? Mentre prendi la metropolitana?

Siamo così diversi su questo mondo, l’unico che conosciamo in fondo. Siamo così tante vite, alcune stroncate fin dall’inizio, altre zoppicanti, altre elettriche, altre totalmente piatte. Verdi, gialle, buie.

“IS JUST THE LIFE” e “POTEVA ANDARE PEGGIO”.

Tutte le cagate sull’infinito, sull’io e te uguale uno, per sempre, dall’inizio fino alla fine semmai ci fosse, si scioglie senza problemi, solo con non poche delusioni. Una vita, l’unica per quanto ne sappiamo, e diciamo, ‘is just the life?’, ma non credo proprio, no.

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Intrecci

Voglio regalarti un pò di mondo

con qualche screziatura di sangue

giusto per coscienza, te la metto lì

poi decidi tu.

Voglio regalarti serenate

in cui ti racconti, in cui mi racconti

Poi magari in silenzio osserviamo qualcos’altro che non siamo noi

oppure che siamo anche noi

ritrovandoci in diecimila storie

così lontane da noi

da non poter credere che ci suonino familiari

E poi voglio rassicurarti

perchè nessuno l’ha fatto mai con me

voglio darti certezze pericolose

poche,

ma ci sono.

Poi sentirai le imperfezioni che adornano il mio corpo

le bacerai

le odierai

le vorrai rimuovere per rendermi stella

morente, ma non lo saprai

 

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Cosa stai facendo?

Stasera, solito discorso da 3 mesi ormai.

Perchè nonno non sei più lo stesso?

Perchè ci stai facendo questo?

Siamo così lontani eppur ammassati in questa casa così all’apparenza normale. Nei giorni di pace, quando sono sola, mi piace aggirarmi per le stanze e immaginarvi ad uno ad uno, mentre cucinate col sorriso sulle labbra, mentre guardate il documentario sugli oceani, mentre ci sono tavolate e chiacchierate. Oppure immagino me mentre preparo il caffè per offrirlo ad un’amica, mentre dipingo la parete del mio colore preferito invece che di questo viola cattivo.

Ma la mia amica non c’è.

E il caffè non mi fa sentire più felice, anzi.

Perchè continuare a gridare così forte?

Sono frastornata

vorrei potermi addormentare fuori al balcone, sotto il cielo che fa piovere soltanto, da almeno 5 ore, oppure vorrei entrare in un cassetto e posarmi lì, senza problemi e aspettare fino a domani.

Si alternano vocioni e parole superlative a risate per sdrammatizzare. Che risate tristi.

Guardo la tv per scoprire un mondo nuovo, qualcosa che non so ancora, ma è stata una mossa sbagliata, proprio in questo momento di nevrosi familiare.

Di là continuano a parlare, sento parole come “domani dobbiamo” “l’infermiera scema” “tu non sai campare”. Immagino la monotonia isterica nei gesti, la cappa di fumo e le sigarette bruciate nei posacenere. La finestra mezz’aperta, un respiro di terra comunque cattiva.

Stavo per andare a dormire ma le voci si fanno sempre più forti, e non vale la pena. Ma persistere in questo stato coscienziale è un bel problema. In qualche misura mi toglie vita e ottimismo, mi fa sentire scadente, perdente in partenza. Che strano, ho vissuto momenti peggiori e sfruttavo gli istinti negativi creando e addirittura studiando. Poi le soddisfazioni a scuola valevano il doppio. Se solo la vita durasse l’attimo di un sospiro di gioia, di una sregolatezza dei sensi, di un estro sentimentale, di un’esperienza dei limiti. Se solo la vita non avesse un prima e un dopo. Se solo fosse questo, adesso, non avrei bisogno di scrivere qui. Che vita, eh?

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Emustioni quasi fredde

15%20August%20Independence%20day%20Wallpaper%202012मुझे सुन्दर से छोड़ा है

अब मैं क्या करूँ ?

……………………… क्यों, क्यों ?

Chiedimi se ho fame

ti rispondo di no

chiedimi se ti capisco

ti rispondo di no

chiedimi se voglio aiutarti

ti rispondo di no

chiedimi se ti aiuterò

ti ribadisco di no, no, mille volte no

chiedimi se voglio stare con te

ti rispondo un muto no

chiedimi se sono sensibile

non ti rispondp più.

Sono stata abbandonata dal bello

da quel sentire singolare che mi dava l’arte molle

a cui il mondo si adattava

Ora la mia arte

affranta dal tedio

e scura, un pò appassita

non mi risponde nemmeno più

come potrei rispondere io

Rimproverami

tu, fantasma

la mia emozione flaccida

sentire è inevitabilmente dolore per le nostre vite

poco capito è furore

e ci ritiriamo

in momenti religiosi che divengono epoche

senza pensare mai più al ritorno.

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Metapoesia

Fare poesia di sabato sera

è come sentirsi sul cemento indietreggiare

e cantare il motivo che ti ha tenuta sveglia tutta la notte

E’ vendetta che bruna

sommuove

l’animo passeggero del passante

che si sente turbato dal tuo verso materiato

Fare poesia di sabato sera

è lo spergiuro di uno shamanesimo

condannato ad una buffonata di quartiere

inquisito e senza meta

destriero del nulla

che pur ci tiene ammassati nel suo letto

E’ tradire ed essere traditi

da una musica che non ci appartiene

se non per dolore

E’ trovarsi a rovesciare il piatto con le lacrime

giù dalla finestra anteriormente socchiusa

bevendo vino per caso

soffiando su candele già consumate

sentire l’aria provata della città

ed esser colti dal bacio improvviso

di questo lungo inverno.

poxs

 

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Storie in un fabbricato

Una donna in mezzo alla città
sentendo veli di rumore lontano

ha gridato forte

per cercare nel mondo una memoria

Il travaglio dimenticato

di tutti questi corpi neri usati ed esiliati

Questo mondo che si crede atrocemente candido

dentro riecheggia il furore dei violentati

Una donna in un bazaar

fuma

sentendosi un palazzo insieme a tutti gli altri palazzi

nella periferia dei senza nome

fuma in questo immenso fabbricato

tra le pietre di un’identità mai avuta

Accanto al marciapiede

la cenere solca le sue fessure

fino al fiume verde pallido

Il futuro è oltre il muro pieno di polvere

o forse inizia proprio da lì?

kolkat

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OGM. “Oh my god!”-”Oh my good.”

“Tutto ad un tratto divento green.”

Mi perderei in speculazioni politiche, più che filosofiche, sulla gioia del conoscere l’equazione natura=me. L’acqua, il sapore del mendarancio sulle dita e l’odore forte che emana. Sarebbe bello che i miei capelli profumassero d’arancia, mi sentirei bella da morire.

Il mondo è un tesoro parecchio usurpato. Trovi marchi ed etichette, mele genomodificate, catene di supermarket che raccomandano marchi a basso costo, o marchi di alta qualità da Monsanto Creatore a Nestlè Cacciatore. Ti ritrovi in un circuito di fili pronti ad esplodere, a mangiarti viva.

No, non ho manie di persecuzione. Non vedo scatole e confezioni giganti dentati e ammassati che mi guardano con occhi-fessure rossi color

sangue tahilandese

birmano

cambogiano

tutti della stessa intensità. Che siamo pazzi?

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