Scartoffie volanti e versi sexyini

Una giornata che è passata fortuita nonostante sia cominciata già dalle prime ore del mattino. Un divertimento inaspettato sia al lavoro sia nella seconda metà della giornata dedicata agli studi. Intanto, stamattina mi sono divertita a vedere le responsabili dell’ufficio dove lavoro a cimentarsi per mezz’ora in un’avventura con la stampante fuori al corridoio. Erano le persone più strane del mondo, di solito così impegnate a dare direttive a noi poveri  studenti “impiegatucci”. Da ricordare, poi, la mia testa che era ancora in letargo e avrò tentato di mandare una mail semplicissima per più di una volta senza riuscire, almeno nelle prime tre volte, a scriverla decentemente. Però, non chiedetemi come, ma sembrava tutto così divertente. Il lavoro pesava di meno, sarà stato l’essere lì con una scrivania vuota, tipo schermo eternal-blank sul quale posare infinite scartoffie e disporle nel modo che più mi piaceva. Forse negli ultimi minuti in cui mi accingevo a riordinare le cose e a raccogliere giacca, sciarpa e borsa ho provato quel piacere un po’ crepuscolare nell’immaginare come sarebbero state quelle ore in compagnia dei miei colleghi.  Stanchissima, ma armata di entusiasmo, ho corso per una Mezzocannone zigzagante per raggiungere le parole del Prof. Giuliano Boccali  che ha profuso ad un pubblico numerosamente modesto, ma molto attento e a me familiare. Una persona un po’ avanti negli anni condivideva quello strano interesse che provava per la poesia classica indiana. Dotato di una personalità ironica, sembrava palpeggiare le curve di ogni verso con eleganza e spirito. Quei versi “sexyini”, così definiti da lui umoristicamente, erano così belli da ascoltare, da coglierne l’iperbole fondante, quella tensione verso l’infinito di cui, al tempo stesso, si ha bisogno di toccarlo, e quindi lo si classifica paurosamente. Credo comunque di essermi sentita in dovere di protrarmi verso quella pedagogia poetica presentataci in modo così spassoso “dal” Boccali, questo professore milanese che ama farsi una risata ad ogni virgola se è concesso, e non ha problemi a criticare, qualora fosse imperativo, la cosa a cui ha dedicato la sua vita. Insomma, si è parlato di miti cosmogonici, di metafore e similitudine, del prototipo dell’amante maschio indiano nella letteratura classica, di solito aggressivo, e dell’amante donna timida e impaurita.  E poi mi è piaciuto incredibilmente ascoltare con divertimento come Shiva, una figura controversa nella spiritualità e nella letteratura indiana, che vive di contraddizioni, nella sua prima notte d’amore con Parvati, abbia giocato a fare il paziente e l’ubbidiente quando la sua sposa, imbarazzata le coprì gli occhi, ma avendo solo due mani,   uno Shiva monello  osservò tutte le forme di Parvati grazie al suo terzo occhio.

lord-ganesha-symbol

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Unsociety

Oggi a lavoro ho avuto la mia prima scivolata. Una mancanza, una leggerezza che non potevo permettermi. Sapevo di aver sbagliato, sapevo di meritare il monito. Sarebbe finita lì se io non mi fossi ripetuta ,in questa testona subnormale che mi ritrovo, di non poter sbagliare, perché ad ogni sbaglio c’è una conseguenza. E di solito gli errori hanno un prezzo. No, non mi rifilate la massima “dagli errori si impara”, no, ora non ho proprio tempo di imparare. Un’errore è ammesso, al secondo errore in questa società sei messo al bando. Allora tu per primo devi essere crudele con te stesso. Minacciati, forzati, pretendi. Ci si rialza certo dalle cadute, ma quante volte vuoi e puoi cadere? Uno psicologo direbbe: ” Tutte le volte di cui hai bisogno.” Ma io credo che l’idea di pensare di avere troppe chance ti rallenta, ti permette di indugiare sul tuo percorso. Ma tutto questo tempo chi ce lo da? La vita corre come un carro armato in Afghanistan, è come l’alba, pensi di riuscire a vederla nella sua interezza ma ti sfugge tra le mani, e ogni alba è diversa dall’altra. La vita non ci appartiene, è un grande bluff. Siamo in consumazione, siamo di passaggio. Cazzo, che amarezza. Qualcuno sarebbe pronto a uccidermi se dicessi che la vita è impossibilità. Intanto l’ho detto, ma provate a pensare: dobbiamo ammettere continuamente i nostri limiti, dobbiamo ricordarci sempre cosa siamo, fin dove possiamo protrarci. E siamo sempre lì a giustificare questa nostra impotenza, siamo sempre pronti ad allontanarci dal senso di angoscia. Ma dove vogliamo arrivare? Tanto ci svegliamo credendo di poter salvare noi stessi e il mondo e andremo a dormire provando frustrazione ogni volta per non esserci riusciti. MAI. MAI.

Voglio ammettere la mia paura. Voglio ricordarmi di averlo ammesso, potessi anestetizzare questa sensazione… Mi capita spesso di desiderare di vivere in posti isolati, pieni di verde, montagne, tanta tanta aria, vento che mi passa attraverso il corpo, sola, io e la natura che prima o poi mi inghiottirà dentro sé. Questo perché la società ammette il confronto ed io sono terrorizzata da questo; la società vive di competizioni, responsabilità, burocrazie, impegni… e quindi penso ” non sarebbe tutto più facile se andassi a vivere in un casale introvabile senza nessuno che sia pronto a puntarti il dito contro. Già, mi cago sempre sotto.

Poi succede che cadi pure  come un sacco di patate nella metropolitana per non perderla, fa una scivolata lunga due metri, imbarazzatissima, e vuoi trovare un motivo per quella caduta, fai un astrazione, giustifichi dicendo “vabbè, è perché sei stanca!” E me lo devo ripetere, altrimenti credo di essere rimbambita.

Gaia_by_archanN

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Dis Lemma

Dilemma che mi sfregia le giornate.

Come studiare in una casa con cinque persone che valgono per venti e sono costanti creatrici di un concertino partenopeo. Se non posso appellarmi a Dio, cosa posso fare in questi casi? Andare in biblioteca non mi permette di studiare tutto il materiale di cui dispongo a casa, inoltre, non posso parlare per 5 ore consecutive dei movimenti scismatici dell’Islam. Che devo fare? Sto impazzendo. Adesso mi trasformo in un essere cattivo e magico e faccio la magia del silenzio. Non l’ho mai fatto, ma magari stavolta mi riesce.

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

18:59

STUDIO ore 18.59

 

Quasi alla fine della giornata che è iniziata, almeno per me, alle 8.50 di stamane. Forse è iniziata già nei continui risvegli di stanotte.

Ora. Quanto vorrei piangere.

Cerco di studiare, qui a casa, ma vengo continuamente interrotta dalle stronzate sghignazzanti di mio cugino che si diverte per la casa. Poi va a farsi una doccia. E continua.

Quanto vorrei piangere.

Vorrei abbattermi senza una meta, ma se lo faccio significa che non ho stoffa?

Mi sono sempre imposta di “riuscire” soprattutto nelle situazioni avverse.

Una sfida che non finisce mai.

Mi prefiguro una ricompensa, forse un AUTORICOMPENSA, di tanto in tanto per il mio mal di schiena e la mia furia repressa.

Immagini magari poeti, storici, scrittori che bramavano di restare nella memoria storica, o chi non lo bramava affatto e poi c’è restato.

Vorrei alzarmi e rompere perfino le cose che mi piacciono che ho qui sulla scrivania, vorrei uscire di fuori e ‘picchiare’ un tredicenne che comprende finché il limite glielo permette.

E io resisto. Grazie a quel limite. Anche io a tredici anni ero così. Studiavo finché bastava, nel limbo del mediocre. Q.B. come nelle ricette. Ero la tipica ragazzina che ha assaggiato il sapore umido del primo bacio che non era quello che si aspettava. Ero addirittura alla ricerca di Dio, della religione e poi la rinnegavo dopo averci pensato su massimo tre volte. Ero nel mio mondo contraddittorio. e infelice. Ma, tredici anni? Cosa vuoi afferrare? Il senso delle fregature? Delle parole distorte della Professoressa Martinelli a cui non piacevano i ragazzi ripetenti? La Cuomo che mi aveva inculcato l’amore della musica , del suono semplice del flauto, ma che mi sgridava ogniqualvolta vedeva scritte le note a penna nello spartito? Chissà quanto sono cambiata. Perché sono cambiata, vero? Sì. E ho trovato ben poco sino ad oggi. Ma il mondo, di cui ne conosco forse soltanto il riflesso, mi è venuto contro/incontro.

Apparentemente niente di che.tumblr_mdvbql6ynT1qe31lco2_1280

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Trasfigurazioni mondane

A volte mi sorprendo della mia fragile gentilezza.

Sta finendo.

Prendiamo l’esempio del mio abbandono, seppur temporaneo, del progetto volontaristico che avevo abbracciato, credendo alla nascita in me di una nuova persona.

L’ho fatto realmente per far fronte ai miei impegni insostenibili? L’ho fatto perché necessitavo di uno spazio di tempo libero maggiore?

All’inizio tutto ciò che volevo erano ore di riflessione su ciò che stava accadendo alla mia famiglia.

Poi mi sono allontanata. Sono corsa nella direzione opposta.

Avevo smesso di considerarmi l’instancabile persona che, nonostante i dubbi teologici, crede ancora in un mondo migliore. Sembra che il ponte che congiungeva il sentiero per quel mondo si sia spaccato senza un possibile ricongiungimento.

Questo

è un ragionamento UTILE

che si impara a fare

quando l’ideale della “philia” è deturpato

senza che un altro Cristo venga a ripristinarlo.

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

La crociata natalizia

Queste giornate sono le meno solide dell’anno. Non appena arriva il Natale mi viene voglia di passare due-tre giorni in una caverna in mezzo all’universo. Uà, ci pensate. Il mondo ai tuoi piedi o il mondo dentro te, te tu lui tu e il mondo. Dentro, ma da lontano. Quello è il Natale migliore essenziatico, concedetemi questo mezzo neologismo. Corposo, fatto di supernove e nebulose. Uà. E concedetemi anche questa fantastica espressione dialettale. Ma, voi mi direte, mica non ti piacerà passare il Natale in famiglia, mangiare piatti tipici, ‘essere più buona’, percepire lo spirito, sorridere? E io vi rispondo: certo. Certo che mi piace. Ceeeeeeeeeeeeerto che mi piaaaaaaaaaaaaaaaaaaace. Ma siccome sono una bastarda ciò non mi soddisfa. Non mi riempie. MI SVUOTA TERRIBILMENTE. I miei occhi vanno apposta sui parati monocolore della stanza pur di non vedere la presunta felicità altrui. Pur di non vedere il patimento postmoderno nell’aria. Pur di non sapere che fuori casa tua c’è dell’altro. E l’altro mi ha sempre fottuto ragà; ma forse nemmeno in termini filiaci, fino ad un certo punto sì, ma poi il bisogno e la sete di vivere ciò che è altro. Di essere nell’altro, di mangiarlo, di possederlo, di sapere che , tanto, non si esaurirà mai.

L’altro nel tempo.

Una mole d’altro.

Anche ai margini.

Tutti a fare compere. Qui a Napoli adorano usare la parola “shopping” perché ti rende stravagante. O forse ‘normale’?

Tutti vi amate. Nella ristretta cerchia dell’usato, vi amate (palpando l’insicurezza nell’aria).

Tutti a fare volontariato. In questi giorni si parla di “fare solidarietà”. E il resto dell’anno come mai andate in letargo? Sparite, ma dove andrete mai? A vivere la vita vostra? A dimenticare il sangue di quel siffatto uomo di nome Gesù.

Perché voi siete stressati, perché voi avete i problemi. Dovete fare il favore al mondo di non scassare le palle con la frasetta paracula ” a Natale siamo tutti più buoni”.  A Natale v’ata accirere.

Vi dovete mettere ‘scuorno.  Dovete rinchiudervi nelle vostre case a ricordarvi Heidegger e al suo essere per la morte.

Poi fumatevi una bella sigaretta, prendetevi il caffè dopo il paccotto alimentare. E dormite. Che domani non sarà più Natale, tanto vale non scomodarsi.

Auguri!

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

IO NON SONO DIO, IO NON POSSO PERDONARE

Allora,

non volevo scrivere niente di tutto questo

ho pensato di scrivere tutto in altro modo

lasciando lacune

e sì, ma non mi riesce.

Invece io devo dire che quel rifiuto vivente  di un molestatore

ha bussato alla mia porta. E Dio indovina!? C’ero io ad aprirla. Momento adatto, tutti dormono.

Ecco io mi chiedo, cos’è, il destino? Questione di circostanze? Tutto questo mi butta addosso dolore brutale.

Dio, sono feroce, dove sei!? E’ la sporca e amara domanda che mi pongo da almeno dieci anni, nella mia piccolissima vita….ho solo ventun’anni, perché non mi rispondi? Perché voglio continuare a crederti, perché ti cerco anche quando non dovrei, perché voglio che tu esista?

Non voglio più provare emozioni, voglio essere freddo nel freddo.

Era venuto per portare una card premium per i miei zii.

Nessuno sa…se non…

Dopo aver chiusa quella porta che in quel momento sembrava il portale della salvezza

ho tremato per i successi venti minuti.  Avevo la matassa dell’odio dentro la pancia e

e

ho ricordato

ciò che non mi piaceva mai ricordare.

Mi ha riconosciuto quella persona stupida

e balbettava come uno scemo

non mi sento di dargli del mostro

era lanciato nella sua ubriachezza in una notte di qualche anno fa lontano

ma ha risvegliato i miei mostri

vedo mostri ovunque

Ecco che cos’è

forse sono davvero io a strisciarmi nella mia paranoia

che passa

che passa?

c5630 6

Categorie: Senza categoria | 3 commenti

Vorrei, ma non posso. Nietzsche non biasimarmi sta a lutto come me come quando lo sei stato verso dio.

fotoeffetti

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Gussa

Tuonando la metropolitana in corsa mi ha ricordato il passato. Il suono delle frizioni si è calato sul libro che stavo leggendo e, ad un tratto, senza nemmeno il tempo di potermi tirare indietro: il ricordo. Ti ho ricordato con una punta amara di nostalgia, una goccia sulfurea sulla mia lingua mentre rileggevo quel libro sconosciuto di Malcom Lowry. Parole troppo evocatrici, che ho accostato a te per tutto il tempo in cui ti sono stata vicina.  Ho cercato di imitarti quando leggevi, mi piaceva il modo in cui tenevi stretta la parola per 1-2 secondi sulla lingua, la pronunciavi , e ci mettevi del tuo inimitabile, mi allietava ascoltarti. Ricopiavi frasi dei libri su Facebook, prima ti deridevo, pensavo ‘ma come, non riesce a scrivere qualcosa di suo, fa la scribacchina’, mmh, no, non era un commento maligno, troppo semplice per esserlo a quel modo. Ricordarti oggi mi ha fatto male. Ricordo te, ricordo il mondo che era prima per me, ricordo il sincretismo dei miei sentimenti, ricordo l’amalgama di rapporti diversi e quindi ricordo troppo. Il problema non è il voler non ricordare, il problema, semmai fosse un vero problema e non un capriccio, è perché mi sei venuta in mente tu? Quella tua lettura densa credo che te la invidiavo abbastanza. Forse è questo. Sei un demone adesso. un demone depositatosi dentro di me, sei un prurito infelice immeritato. Ero partita bene, ma, grazia mia, la rabbia sta ancora qua, eh. C’è una parola in Hindi bellissima per dire rabbia, ed è “gussa“, sembra che sia più severa della nostra adoperata in italiano. Crudele, piena, lecita? Credo di finirla qui, d’altronde dovevo scrivere per essere in grado digerire (ancora) i postumi di una conoscenza sfiatata.

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Non mi avrete mai

Vedi, ho questo battito prima di scrivere. Indecoroso per i miei gusti, sgraziato. Sofferto.

Vedi, non sopporto ricordare cose ignobili. Mi fanno sentire senza dignità, come se non ce la avessi mai avuta.

Come se fossi nata in mezzo al buio e, per la prima volta, mi ci sento davvero dentro,

Non sopporto l’asfalto ricoperto di sterco

non sopporto gli alberi senza fiori

non sopporto i mattoni interminabili opachi dei palazzi

se ci batto dentro la testa è un sollievo

è l’unico modo di rompermi rompendovi

non sopporto i giochi dei vostri figli

non sopporto le vostre facce dure

non sopporto le vostre facce felici e omertose

non sopporto il vento di droga che entra nella mia stanza

non sopporto vedervi esplodere tra di voi

non sopporto i vostri giochi famelici sporchi orrendi pezzenti

non sopporto la puzza del metallo che brucia delle vostre macchine

non sopporto più le tossine che mi penetrano dentro

non sopporto vedermi morire dinnanzi a voi

non sopporto nascondermi a notte fonda dietro le tende mentre vi sparate

non sopporto dare la buonanotte all’inferno

non sopporto voler morir lontano

e non qui, in una terra pulita

non sopporto scusarvi ogni santo giorno

non sopporto indietreggiare quando ci volete calpestare

non sopporto più vedere le luci accese nelle vostre case

da brave famiglie ammassate

mentre ci fate campare con la munnezza sotto terra

mentre distogliamo la sguardo per non ferirci

per non morire

ma io non voglio morire deteriorata dal vostro potere da quattro spiccioli

pezzenti signori del niente

non voglio morire su quest’asfalto nero

sotto sangue sopra lacrime

mangiamo sui vostri scarti

vi odio

ce l’avete fatta ad avere il mio odio

ora avrete a forza anche la mia denuncia quotidiana

mi avete donato il sapore del terrore quando ero piccola

un’infanzia diversa

innaturale

e io che cercavo risposte

perchè , perchè

non ho mai avuto bambole per più di due giorni

le dimenticavo sugli armadi, nei cassetti

mentre guardavo motorini sfrecciare sotto casa e udivo botti da lontano

mentre  origliavo cosa si diceva in famiglia

la camorra l’ho sempre percepita

non come un dato di fatto

ma come una condizione

un senso d’essere

permeava i muri così come le menti

cosa volete da noi

il terrore

no

non lo avrete mai

non mi avrete mai.

siani

Mi piace ricordarti quando nessuno lo fa.
Mi piace ricordarti. Mi fa rabbia ricordarti.
Giancà non li perdonare, ti prego, non farlo. Sono ladri di sogni.
Non meritano in questa vita. E nemmeno per le mille altre a venire, se mai ci fossero.
Sei grande, ciao.

Categorie: Senza categoria | Lascia un commento

Blog su WordPress.com. The Adventure Journal Theme.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 34 follower